Laboratorio di iconologia sulle Metamorfosi di Ovidio

Il progetto si è articolato in due fasi. In primo luogo sono stati ricercati, nel poema ovidiano, quei miti diventati fin dall’antichità importanti motivi iconografici, oltre che elementi costitutivi dell’immaginario dell’Europa. Ci si è dunque misurati sia con la fonte classica sia con la sua resa iconografica e con le varianti – studiate dall’iconologia – dei temi proposti, in un costante andirivieni con le rinascite dell’antico in età moderna. Si è poi circoscritto il campo di indagine e di elaborazione a quei temi ovidiani presenti nella pittura pompeiana, alla quale conferiscono un tratto dionisiaco inconfondibile, tra metamorfismo ed erotismo. Il mito, mythos, è racconto, fabula. Non è un discorso dimostrativo (logos) ma una narrazione che ha come obiettivo l’efficacia della storia, la sua attitudine a captare l’attenzione dell’uditorio o del lettore. Il logos ha come tratto essenziale la verità degli enunciati, il mito è invece finzione. Una finzione che presuppone, nel destinatario, la sospensione dell’incredulità: chi legga dell’ippogrifo non potrà giudicarlo secondo parametri scientifici ma deve accettare un ‘patto’ non scritto con l’autore. Ciò non toglie che, attraverso il mito, discorso palesemente e intenzionalmente falso, si possano veicolare verità, come nel caso dei miti platonici. C’è dunque una verità riposta, dissimulata, nel mito, che non a caso Vico definirà “vera narratio”. In Ovidio, la verità del mito di metamorfosi sta nella possibilità di interpretarlo in chiave allegorica. Ogni mito consta di due parti. C’è un nucleo essenziale, invariante, che permette di identificare il racconto, qualunque sia la versione che se ne propone. C’è poi una parte variabile pressoché all’infinito e che ogni narratore caratterizza a proprio piacimento. Poiché dei miti non esistono versioni originarie, in quanto le prime tracce del racconto sono orali e anonime, anche l’autore più lontano nel tempo ri-racconta la storia. Ecco perché l’antropologo Claude Levy Strauss diceva che il mito è l’insieme delle sue varianti: il mito è sempre la variazione di una storia perduta, di una storia la cui origine andrebbe ricercata in un tempo immemorabile.

prof. ssa Maria Cutolo

 

Il modello eterno delle Metamorfosi

Le Metamorfosi

Ovidio e le Metamorfosi

 

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